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Domenica 11 gennaio 2026, Prima domenica di Epifania

pastore Emanuele Fiume Matteo 3, 13-17

Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. Ma questi vi si opponeva dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?" Ma Gesù gli rispose: "Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia". Allora Giovanni lo lasciò fare. Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dai cieli che disse: "Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto"..



Io ho un problema con i protestanti. Questo. Che sono passati da Cristo e le opere di Cristo al cristiano e alle opere del cristiano. Da Lutero all’Esercito della Salvezza, dal negatore (con Paolo) del ruolo delle opere umane per la salvezza, alle opere senza le quali la fede non si vede, quindi ne siamo determinati. E la traslazione è diventata sempre più un’ossessione. L’unità di chiese mondiali come anglicani e metodisti scricchiola per dissensi sulla questione dell’omosessualità. Cioè sull’etica. Sulle opere del cristiano. A casa nostra, le chiese sono interpellate dall’opinione pubblica soltanto su questioni etiche, dove ancora è lecito esercitare una polemica confessionale. Cioè, se critichi la teologia cattolica sulla messa, fai la brutta figura del talebano o del fissato, però sul fine vita possiamo dare battaglia all’ultimo sangue. Quindi, mentre l’oceano della teologia, cioè della parola di Dio e su Dio e della sua opera, è placidamente piatto, nel bicchier d’acqua dell’etica, dell’opera del cristiano, c’è una tempesta dietro l’altra, una divisione dietro l’altra, tra le chiese e ancora di più dentro le chiese. I fondamentalisti, i liberali, i reazionari, i progressisti… tutti a litigare e a dividersi sulle opere umane, sull’etica, sull’etica…

che il nostro catechismo di Heidelberg mette nel capitolo della riconoscenza a Dio.

E solo mezzo capitolo, perché l’altra metà della riconoscenza è la preghiera. E se vogliamo restare protestanti con la Riforma (e non protestanti senza Riforma) dobbiamo farci una domanda. A che Dio sono riconoscenti i cristiani del 2026, i valdesi del XXI secolo. Chi è Dio e che cosa fa? Per potergli essere davvero riconoscenti. Se l’etica è una nostra libera produzione che prescinde dalla relazione di riconoscenza a Dio, e che vuole affermare la nostra superiorità di progressisti o di legati ai valori tradizionali, se con la tua etica vuoi affermare un’idea invece di ringraziare il Signore, allora la tua etica è, in termini biblici, un idolo. “Noi siamo quelli che… il gender, il fine vita, la famiglia, l’ecologia, la pace…” un idolo, a meno che questo non sia vita riconoscente a Dio. Ma per avere una vita riconoscente a Dio, devi avere una vita conoscente. Devi conoscere Dio e i suoi benefici, cercare il suo regno e la sua giustizia, e tutto il resto viene dopo.

Infatti noi qui parliamo di Dio. O meglio, cerchiamo di farlo dopo averlo ascoltato. E finalmente apriamo la Bibbia in questa pagina, in cui Dio si compiace di rivelarsi, di aprirsi alla nostra conoscenza. Nella giustizia di Gesù battezzato nel Giordano, Dio fa stupendamente la rivelazione di sé, si compiace di rivelarsi nel suo amato Figlio. Dio ama rivelarsi, mostrarsi, farsi conoscere da noi nella giustizia di Cristo.

Davanti a questa giustizia dell'essere e del fare di Dio, davanti a Gesù che chiede di ricevere il battesimo nel Giordano, Giovanni resta stupefatto. E anche noi. Ci domandiamo perché Gesù vuole essere battezzato. Perché l'unico senza peccato chiede di ricevere questo segno di pentimento e di rigenerazione? L'uomo senza macchia, che avrebbe guarito e perdonato, veniva a ricevere pubblicamente un segno di pentimento e di confessione di peccato? Poteva essere un segno di grande umiltà e di profonda devozione a Dio il fatto che Gesù chiedesse il battesimo a Giovanni nel Giordano? Non lo credo, perché Giovanni era molto duro con quelli che venivano al fiume Giordano per ostentare la propria devozione o anche la propria umiltà, come i Farisei, e li mandava via. Restano allora uno di fronte all'altro, Gesù venuto apposta dalla Galilea e Giovanni che predicava nel deserto della Giudea, e quest'ultimo sente la propria indegnità di fronte a Gesù, così gli chiede di essere egli stesso battezzato da Gesù, di essere umiliato davanti a Gesù e rimette nelle mani di Gesù stesso tutta la validità della sua predicazione e del suo ministero. Così avviene… ma a parti invertite.

Gesù risponde dicendo che in questo modo si adempie ogni giustizia. Allora viene battezzato da Giovanni. Cioè il Cristo, il compitore della giustizia di Dio nel nuovo patto, si rimette completamente nelle mani e nel riconoscimento di Giovanni, ultimo profeta del vecchio patto. Questo atto è il segno che tutte le promesse della giustizia di Dio sono compiute in Cristo. La giustizia di Dio che dona il pentimento e la rigenerazione a tutta l’umanità è attiva ed efficace in Cristo, per tutti. Questo non è solo l'adempimento della giustizia, ma di ogni giustizia, perché ogni giustizia trovi il suo fondamento nella giustizia di Gesù. Gesù presenta la sua umanità al battesimo adempiendo in questo modo la giustizia per l'umanità intera. Gesù si fa battezzare per noi, per te, perché la sua giustizia sia tutta la tua giustizia e la tua sola giustizia. L'umanità di Gesù, l'unica umanità a non aver mai peccato e a non portare in sé il peccato originale - perciò anche l'unica a non aver bisogno di pentimento e di redenzione - l'umanità perfetta di Gesù si sottopone volontariamente a questo pubblico lavaggio di pentimento e di redenzione perché in lui e solo in lui l'intera umanità peccatrice e imperfetta si pente e si redime; e al segno del lavaggio del corpo di Gesù nel Giordano, seguirà la realtà del suo sangue sparso sulla croce nel quale l'umanità trova la propria redenzione. Presentando al battesimo la sua umanità, Gesù fonda la realtà concreta e vera di pentimento e di redenzione per l'umanità intera. Al momento del battesimo, cioè di un annuncio di morte (il battesimo è sempre un annuncio di morte, di morte della vecchia umanità in Cristo) avviene questa rivelazione del Dio trinitario: lo Spirito santo scende come una colomba su Gesù e la voce del Padre dal cielo dichiara che egli è il figlio di Dio. In quel momento Dio si manifesta e mostra la sua approvazione nei confronti dell'opera di Gesù, proprio in quel momento in cui Gesù adempie ogni giustizia portando la sua umanità al battesimo nel Giordano, Dio manifesta la sua presenza con lo Spirito santo e con la voce del Padre dal cielo. Questa rivelazione, tra le più eccellenti in tutta la Bibbia, avviene in questo particolare momento della vita di Gesù proprio perché Dio c'è, Dio è nel fatto che Gesù con il suo battesimo che prefigura la sua morte, adempie ogni giustizia per l'umanità. Dio si rivela nel battesimo di Gesù proprio perché non vi è contraddizione, né vi può essere, tra il Dio che splende di giustizia in cielo e il Dio che in Cristo adempie ogni giustizia a favore di tutta l'umanità sulla terra. In questo mostrarsi di Dio e in queste parole di approvazione che Gesù riceve dal Padre, possiamo riconoscere Gesù come Figlio di Dio.

Due cose insegna a noi, oggi, questa grande rivelazione del battesimo di Cristo. La prima: Dio non si rivela nell’esaltazione, ma nell’abbassamento. Nell’atto più umile che Gesù poteva compiere, il farsi battezzare in mezzo ai peccatori e in totale solidarietà con loro, nel segno del morire per loro, la Trinità viene manifestata e rivelata. Mentre Gesù si battezza per te, per adempiere quella giustizia che ti sarà assegnata gratuitamente e che solo quella ti salverà dalla condanna, la trinità, il Dio Triuno si rivela. Padre, Figlio e Spirito Santo sono rivelati lì dove nessuno li cercherebbe, lì non dove noi cerchiamo Dio, ma lì dove Dio cerca noi, e ci cerca abbassandosi al nostro livello. Non nelle nostre presunte sublimi opere, non nella modernità delle nostre posizioni sull’etica, ma nell’umiltà dell’opera di Cristo che si fa lavare da Giovanni come se fosse sporco, davanti a tutti, con e come gli altri peccatori, è lì che il Dio trinitario si rivela. Perché la trinità riguarda Dio in terra prima che Dio in cielo. Nel Nuovo Testamento soltanto altri due testi menzionano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo insieme. L’istruzione battesimale nell’invio in missione degli apostoli da parte di Gesù risorto (Matteo 28,19), cioè quando Gesù ha mandato i suoi discepoli a cercarci, e poi la benedizione ai cercati e trovati dagli Apostoli, alla chiesa di Corinto con i suoi peccatacci, le sue divisioni, le sue turbolenze, e assieme la sua fede e la sua generosità (II Corinzi 13,13). La trinità non è un dogma incomprensibile. La trinità sono il Padre di Gesù Cristo, la persona di Gesù Cristo e lo Spirito di Gesù Cristo che ti cercano, che si mostrano, che si aprono a te nell’opera della giustizia di Cristo.

Secondo, Dio rivela in sé una pluralità. La sua unità non è quella di un blocco di cemento. In Dio stesso esistono uno scambio e un dialogo. La sua unità è un’unità plurale. Gesù e il Padre non sono la stessa cosa, ma sono una cosa sola, cioè non una sola persona, ma un solo Dio. La Trinità, cioè l’unità plurale, il mondo non la conosce. Il mondo conosce o la pluralità divisa, o l’unità degli identici. Così ragiona il mondo: se siamo diversi dobbiamo essere divisi; per essere uniti dobbiamo diventare identici. Invece l’essere stesso di Dio contraddice questa legge crudele e ci mostra l’unità di diversi, l’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La dottrina della Trinità riconosce in Dio stesso un rapporto di comunione e di libertà e ricorda al mondo che Dio è libero, è libero di non scegliere tra omologazione e divisione. Se sei uguale a me devi essere del tutto come me, se sei diverso da me sei diviso da me. Questa è la logica del mondo. Ma Dio non è fatto così. Dio non è letteralmente fatto così. L’essere stesso di Dio ci mostra che è possibile credere e sperare altro, di nuovo, di vero e di bello come è Dio stesso. La dottrina della Trinità è il riconoscimento della grandezza e della fantasia, dell’unità e della pluralità che sono in Dio stesso, che ci sono rivelate, è che Dio ci rivela con il suo compiacimento, con la sua gioia. Dio prova gioia nel farsi conoscere così da noi. E noi proviamo gioia nel conoscerlo perché in lui un’altra sorte, un’altra umanità, un’altra vita, un altro mondo sono possibili.

Nel battesimo di Gesù, Dio Padre, Figlio e Spirito Santo si rivela a noi quale è, nell’adempimento della giustizia di Cristo per noi. Dio si compiace nel suo Figlio, Dio è nella gioia perché in Cristo presenta sé stesso per noi al battesimo. Anche sulla gioia dobbiamo riflettere, perché troppo spesso abbiamo predicato e praticato una gioia farlocca. “Le chiese sono tristi, rendiamole gioiose”. La gioia consisteva in schitarrate al posto dell’organo e culti che imitavano gli show televisivi, parole di benvenuto prima dell’invocazione, dette da pastori che si sentono evidentemente padroni di casa in chiesa, mentre qui dentro il padrone di casa è solo Lui. Solo Lui! È chiaro a tutti? Nel testo del battesimo di Gesù la gioia è di Dio, nel presentare a noi suo Figlio. “Questi è il mio figlio amato, nel quale trovo gioia” si può tradurre. Se cominciassimo a riflettere sulla gioia ricordando che ogni nostra gioia comincia qui, comincia con la gioia di Dio che presenta a noi il suo Figlio eterno, con la gioia di Dio che vede il suo popolo di giustificati in Cristo che ascoltano la sua voce, allora tutta la nostra gioia sarebbe più autentica e più solida. Se ogni volta che ascoltiamo e obbediamo alla voce di Cristo con fiducia e riconoscenza pensiamo alla gioia del Padre, la nostra gioia certamente migliorerà in qualità e in quantità. “Questi è il mio Figlio amato, nel quale mi sono compiaciuto”, cioè Dio Padre si rivela nella gioia in Cristo. E solo questa gioia divina e rivelata sia il fondamento di tutta la nostra gioia nel Signore.