Il gruppo di riflessione "Bonhoeffer"




Due venerdi al mese, alle 21.00



Qualche tempo fa è sorta nella comunità, per alcuni di noi, l'esigenza di dedicare un momento di incontro intorno a testi importanti della riflessione teologica.


Negli anni passati abbiamo condotto la lettura collettiva di alcuni passi tratti da Sequela di Dietrich Bonhoeffer, mettendo in luce la particolare proposta interpretativa che di Matteo offre il teologo tedesco, anche e specialmente in relazione al doloroso periodo storico della redazione del testo, negli anni di Finkenwalde, durante il consolidamento del regime nazista. Di qui il nome del gruppo di lettura



Ora stiamo leggendo:



Timidi Cristiani





Comunità che invecchiano, chiese che si svuotano, cristiani poco o per nulla confessanti. É giusto rassegnarsi all'afasia?

Lontani dalla "comfort zone" delle abitudini e delle convenzioni identitarie, la risposta è esporsi di nuovo al rischio della fede, ma anche in un viaggio di riscoperta, a partire da noi.
Sabina Baral,

gestisce l’Ufficio comunicazione e relazioni ecumeniche nazionali e internazionali della Tavola Valdese. Da sempre impegnata nel femminismo della differenza, negli ultimi anni ha concentrato i suoi interessi sul tema della ricerca biblica e teologica con uno sguardo ecumenico. Collaboratrice di diverse testate protestanti, è coautrice di La Parole e le pratiche. Donne protestanti e femminismi (Claudiana 2007) e, con Alberto Corsani, di Di’ al tuo prossimo che non è solo (Claudiana 2013) e di Credenti in bilico. La fede di fronte alle fratture dell’esistenza (Claudiana 2020). ù

Nel corso degli incontri precedenti abbiamo letto:



Il Sinodo di Dordrecht




Lasciarci interrogare da questo documento, permette di "fare il punto" sulla nostra fede, rifuggendo da tante banalizzazioni edulcorate ed ingenue idolatrie.

Convocato dagli Stati generali delle Province Unite dei Paesi Bassi all’inizio della guerra dei Trent’anni, il sinodo di Dordrecht affrontò le controversie legate all’arminianesimo, che riprendeva le posizioni critiche del teologo Jacob Hermandszoon (Arminio) rispetto ad alcune posizioni calviniste, in particolare la predestinazione – il rapporto tra la sovranità di Dio e la libertà umana in relazione alla grazia che salva –, ovvero al cuore stesso della Riforma.

Il sinodo delle chiese riformate europee tenutosi a Dordrecht tra il 1618 e il 1619 definì faticosamente la dottrina della predestinazione con un compromesso che escludeva qualsiasi riduzione dell’efficacia della grazia all’arbitrio umano e al contempo conciliava l’interpretazione universale dell’espiazione compiuta da Cristo con l’applicazione particolare, secondo il decreto eterno, dei benefici del suo sacrificio ai soli eletti.

Espressione più pura della rigorosa linearità del pensiero calvinista del primo Seicento, il sinodo di Dordrecht – unico incontro tra delegati di gran parte delle chiese riformate europee fino all’era ecumenica – propone un’interpretazione radicale del primato della grazia che continua a interrogare i credenti.


Dieci lezioni sul Calvinismo





La posizione eccentrica di Abraham Kuyper, il teologo e uomo politico olandese fondatore del Partito antirivoluzionario, ci ha permesso di portare avanti, attraverso una lettura apparentemente "inattuale", una riflessione sui rapporti fra vita civile e sensibilità religiosa

Abraham Kuyper è una figura di assoluto rilievo nel risveglio calvinista che caratterizzò l'Olanda a cavallo tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. Il suo pensiero ha formato almeno cinque generazioni di teologi, filosofi, scienziati sociali, critici d'arte

Le sue Lezioni sul calvinismo ci possono fornire una visione del mondo radicalmente cristiana ma allo stesso tempo radicalmente coinvolgente i rapporti sociali, civili ed economici. Kuyper si prefigge di tracciare un profilo del calvinismo come visione cristiana del mondo in grado di orientare criticamente la vita.

La lettura ha permesso di interrogarci su alcuni snodi critici della cultura occidentale, (colonialismo, rapporto fra democrazia e visione totalitaria, esigenze di cambiamento e spinte conservatrici.



La lettera a Diogneto



Un prezioso scritto del primo secolo, ritrovato fortuitamente, misterioso, di attribuzione incerta ma contenente per i cristiani una domanda fondamentale: cosa significa per un cristiano, "essere nel mondo?"

E oggi, nel mondo di oggi, ha ancora un significato definire i cristiani come "cittadini del cielo"?

Insomma, una interrogazione radicale sulla vita cristiana, che ci viene da questo anonimo che dialoga con il colto e ricco Diogneto, interessato e con la voglia di capire. Così anche noi.



La lettera di Calvino al Card. Sodoleto





La lettera di risposta al Card. Jacopo Sodoleto fu richiesta a Calvino, dalla titubante comunità ginevrina, di fronte alle profferte che il cardinale rivolgeva al fine di ricomporre la "frattura" che agli occhi di Roma rappresentava la Riforma ginevrina.

Nel marzo 1539, tre anni dopo la costituzione della Chiesa ginevrina riformata, il cardinale umanista italiano Jacopo Sadoleto scrisse una lettera aperta ai magistrati e al popolo della repubblica di Ginevra esortandoli a tornare alla tradizione e all’unità della Chiesa di Roma. Sollecitato da Guillaume Farel e Martin Bucer, nel settembre dello stesso anno Giovanni Calvino si fece carico della risposta, precisando il punto di vista riformato sui grandi temi teologici al centro della polemica con la Chiesa romana e difendendo, in quel modo, l’indipendenza politica della città.

«Sadoleto e Calvino non rappresentano solo due teologie, due spiritualità, due fronti contrapposti in equilibrio, ma due ipotesi diverse ed opposte di comunità cristiane e, di conseguenza, due ipotesi di riforma della Chiesa.

Non si è trattato soltanto di una affascinante lettura di un momento di storia della riforma, ma la lettura ci ha condotto ad interrogarci sul rapporto che instauriamo con la Scrittura, sul tema delle identità e delle differenze, sul concetto di "autorità" e -non da ultimo- ad interrogarci sul dialogo ecumenico oggi.



L'impossibile preghiera





Il teologo, il filosofo, il sociologo, l'anarchico radicale, Jaques Ellul, il cristiano renitente ostile ad ogni accomodamento con il potere politico e con le facili giustificazioni individuali, ci guida nell'impossibile.

Si tratta di un libro urticante, che vuole mettere in luce "tutte le buone ragioni per non pregare"!

"-Non è per istruire Dio che gli offriamo delle preghiere, ma per mettere noi stessi nella buona disposizione che dobbiamo assumere nei suoi confronti-. Con queste parole Bousset ci affre un'immagine piuttosto ricorrente della preghiera fra le persone pie e sagge. Quanta apparente intelligenza! Dicerto, Dio, che conosce ogni cosa, non ha alcun bisogno delle nostre preghiere per sapere di cosa abbiamo bisogno, e nemmeno quali sono i nostri sentimenti nei suoi confronti. Ma allora, dobbiamo trarne la conclusione che la preghiera è inutile?"

"Preghiere disincarnate, autosoddisfazione dei nostri buoni sentimenti. Pregare per gli altri permette di non fare nulla per loro. Surrogato all'azione concreta, modo per avere una buona coscienza a buon mercato. Menzogna ed ipocrisia ...

Pagina dopo pagina Ellul cerca di aprire un varco, di fornire gli elementi per scoprire il corpo a corpo, oltre il silenzio, nel tentativo di portare "la realtà davanti a Dio"-