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Domenica 18 gennaio, Seconda domenica di Epifania

pastore Emanuele Fiume

Romani 12,9-16

L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene. Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità. Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi.


L’amore sia senza ipocrisia. Ma, pensiamo noi, come fa l’amore, che appartiene alla sfera dei sentimenti che consideriamo naturalmente sinceri, essere falso, essere ipocrita? Ma devi proprio essere un disgraziato, un seduttore, uno sciupafemmine, un mandrillo! Eh no! La parolina “ipocrisia” viene dal teatro greco. “Ipocrita” indicava un particolare tipo di attore, l’unico che recitava senza maschera. E la caratteristica essenziale del grande attore – diceva Charlie Chaplin – è che l’attore si piace mentre recita. L’attore ipocrita del teatro greco doveva proprio credere di essere quello che recita, così l’amore ipocrita deve essere convinto di amare, di essere amore. Ma non lo è. L’amore appartiene all’essere, non al credere di essere.

L’amore lo riceviamo da Dio. Senza l’amore di Dio, che è il nostro bene maggiore, tanto in questa vita quanto nella vita eterna, non saremmo capaci di amare. Saremmo capaci di fingere, cioè di amare solo noi stessi illudendoci di amare gli altri, saremmo capaci di bramare, ma non di amare. Quindi, qui si parla di un amore umano non perché nasce nel cuore umano, ma perché è opera di Dio e raggiunge il cuore umano, che a sua volta lo trasmette agli altri. Come i bambini non amati avranno difficoltà ad amare, così noi non possiamo imparare ad amare veramente se non impariamo ad essere veramente amati, ad essere veramente amati da Dio. Dio ama senza precondizioni. L’amore fraterno: uno scarico generoso, senza misura, senza bilancino. Una gara a chi dà di più. Un’asta… chi offre di più? Chi offre di più nell’amare il fratello e la sorella? Non è una condivisione, perché c’è l’accento sulla maggior importanza che devo riconoscere al mio vicino, e non a me stesso. “Siate pieni di affetto gli uni per gli altri, fate a gara a rendervi reciprocamente l’onore”, cioè non possiamo esistere come credenti, da soli. Siamo soltanto quello che Dio dice di noi e quello che gli altri riconoscono in noi. Non quello che crediamo e diciamo di essere. Chi entra qui dentro convinto di essere una persona importante ha sbagliato porta. Non ha bisogno della chiesa, gli basta un qualsiasi luogo solitario dotato di specchio, per guardare sé stesso con compiacimento. Ma questa è una chiesa evangelica. Siamo quello che il Signore dice di noi e quello che il nostro vicino ci riconosce. E basta. E siamo qui non per noi stessi. Siamo qui per adorare e ascoltare il Signore e per esserci per gli altri. Se mio fratello e mia sorella mi trovano qui, è perché loro in quest’ora e in tutta la vita sono tutte persone più importanti di me. Le incontro, le saluto e le onoro. Sono qui per loro. Anche per il Signore, ma lui non vuole incontrarmi da solo. Si fa onorare nell’onore che rendo ai miei fratelli e alle mie sorelle.

Amore e libertà. Questa libertà è rivelata dal versetto che dice “Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite”. Ora, il nostro peccato ha stravolto la parolina “libertà” – che è la parola più bella e più importante di tutta la Bibbia perché è caratteristica di Dio e dono per noi – e l’ha trasformata nel passe-partout di ogni nostro fine e di ogni nostro desiderio. “Sono libero di dire qualsiasi cosa mi passi per la testa…” e questa non è la libertà in Cristo. La libertà della nostra vita cristiana è libertà DA. Libertà dal male, dalla malvagità e dalla morte. Durante la seconda guerra mondiale, il generale Ike Eisenhower sentì delle grida che provenivano dal campo dei prigionieri. Corse a vedere e trovò i suoi soldati, che giorni prima avevano liberato un campo di sterminio e ne avevano visto tutti gli orrori, che stavano malmenando dei prigionieri tedeschi. Eisenhower diede ordine fermare il pestaggio, di trattare i prigionieri secondo la Convenzione di Ginevra e disse ai suoi: “Noi non diventeremo mai ciò che odiamo!” Un credente, nato testimone di Geova e vissuto e morto protestante. Se noi restituiamo pan per focaccia a chi ci fa del male, non facciamo altro diventare quello che siamo chiamati ad odiare, non facciamo altro che alimentare la catena della violenza e, da vittime che siamo, ne diventiamo complici. Credo che la violenza peggiore che possiamo subire sia quella che ci costringe a diventare violenti a nostra volta per difenderci. Ma noi siamo liberi da questa cascata di odio e possiamo benedire quelli che ci perseguitano. Abbiamo la libertà di spezzare questa catena non con una violenza maggiore, che non farebbe altro che forgiarne un altro pezzo, ma con la benedizione che corrode l’odio e spezza il circolo vizioso del male. Benedite e non maledite. Dite “Basta!” al male che vi colpisce e con il quale colpite. E se ne siete vittime, difendete la vostra libertà di non diventarne mai complici. “Benedite e non maledite”. Con la benedizione che Dio vi dona affrontate l’avversario e lo battete.

Infine, l’amore come misura, come senso della misura nel rapporto con sé stessi. Questo rapporto d’amore si manifesta non nella ricerca delle cose alte, ma nell’attrazione per quelle umili. Cioè, la vita cristiana non è un trampolino di lancio per le nostre sperticate ambizioni, ma al contrario ci spinge a essere attenti alle cose umili. Anche in questo impariamo dal Signore Gesù Cristo, che non ha frequentato i gruppi di potere, ma ha ascoltato il grido di tanti sofferenti ai margini della buona società del suo tempo. Lasciatevi attirare dalle cose umili. Chi è qui per dare libero sfogo alle sue ambizioni, pretendendo che tutti gli altri capiscano i suoi progetti e le sue aspirazioni, ha sbagliato posto. Il primo gradino dell’umiltà è amare la chiesa che siamo, non la chiesa che secondo i desideri umani dovremmo essere. Poi, la capacità di riconoscere la testimonianza dell’amore di Dio nella semplicità e nella schiettezza della vita cristiana dei nostri prossimi. E servirli nelle cose piccole di cui hanno bisogno. Tutto questo qui avviene, perché è possibile e giusto che avvenga. Qui tanti di noi quando hanno passato momenti di difficoltà hanno trovato sostegno e aiuto, e non giudizio, disinteresse e pettegolezzo. Non è uno sforzo inusitato, non è un atteggiamento naturale. È un’obbedienza possibile, praticabile, al nostro livello, alla parola del Signore.

Abbiamo visto i tre contenuti dell’amore senza ipocrisia: senza misura con gli altri, libertà dal male e misura con sé stessi. Questi tre contenuti si fanno uno nella persona di Gesù. Gesù ha amato senza misura, senza bilancino, senza avarizia. Non è mai stato avaro nell’amore. I miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci in realtà sono la divisione – e quindi la condivisione – dei pani e dei pesci, ma quella condivisione è stata moltiplicazione, è stata abbondanza, è stata più, più, più di quanto c’era. La libertà di Gesù da ogni male è manifestata nelle sue parole sulla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Gesù ha avuto la libertà di pregare per il perdono dei suoi boia. Infine, l’umiltà. Scrive l’apostolo Paolo ai Filippesi: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che era in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non reputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì sé stesso, facendosi obbediente fino alla morte della croce”. Quindi, il contenuto dell’amore della vita cristiana è lo stesso Signore Gesù Cristo. Non un criterio cristiano, non una morale cristiana, non una cultura cristiana, non in precetti forgiati a forma di martello per percuotere gli altri, ma Gesù Cristo in persona è il contenuto della parola “amore”. Ciò che è in Cristo, è nell’amore dei suoi discepoli. Grazia, perdono, riconciliazione, verità, consiglio, condivisione, unione, salute, ascolto, umiltà, libertà, sobrietà, dono, gioia, pazienza, speranza, giustizia, vita. E questi sono contenuti, non criteri. Sono il che cosa, non il come dell’amore. E vengono dalla persona stessa del Signore Gesù Cristo, che credo sia ben più affidabile della nostra percezione, del nostro ideale e del nostro sentimento.

Un ultimo particolare. “Non vi stimate saggi da voi stessi”. Non significa soltanto non dare alle proprie convinzioni e riflessioni un peso più grande di quello che hanno, ma anche – e forse soprattutto – a non praticare la solitudine spirituale, l’”atarassia” degli antichi. Il saggio dell’antichità era autosufficiente, non si lasciava andare con gli altri. Vengo, aderisco, ma non mi faccio coinvolgere. No! Tu sei solo quello che hai ricevuto, da Dio e dagli altri! Il guscio con cui tieni tutto dentro di te, perché non è bene, perché chissà che cosa pensano gli altri, perché ognuno ha i suoi problemi… il guscio non solo trattiene il tuo peggio, ma anche fa rimbalzare via il meglio, il meglio di Dio e dei fratelli e delle sorelle che vogliono tutti, onestamente, sostenerti. Perché qui ci sosteniamo gli uni con gli altri. Senza ostentazioni, senza trionfalismi, senza réclame, ma qui ci sosteniamo gli uni con gli altri. Se la tua considerazione di te stesso ti isola da questo, allora è come stare seduto a tavola senza mangiare niente. Chi entra ti vede seduto con gli altri e come gli altri, ma tornerai a casa con la tua fame. Vieni a ricevere, vieni a dare, vieni a vincere il male, vieni a trovare la giusta misura di te stesso. Vieni! È la parola del Signore che ti invita a venire così, senza l’impenetrabile, confortevole e isolante cappotto della considerazione che hai di te stesso! L’amore sia senza ipocrisia. Senza recita della parte che siamo convinti di dover recitare. Senza quella recita che ci portiamo dentro e che troviamo nei punti più profondi del nostro essere. L’amore senza ipocrisia non è l’amore che parte da noi; è solo l’amore di Cristo. Diventa nostro se ascoltiamo la sua parola fidandoci di lui e non di noi stessi, se viviamo sempre più in Cristo, nella vera vita, nella vita autentica e mai ipocrita, mai “convintamente recitata”