>

Domenica 4 gennaio 2025, seconda domenica di Natale

pastore Emanuele Fiume Giosuè 1,1-9

Dopo la morte di Mosè, servo del SIGNORE, il SIGNORE parlò a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè, e gli disse: «Mosè, mio servo, è morto. Àlzati dunque, attraversa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figli d'Israele. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè, dal deserto, e dal Libano che vedi là, sino al gran fiume, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Ittiti sino al mar Grande, verso occidente: quello sarà il vostro territorio. Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò. Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dar loro. Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai. Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai. Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai».



“Sii forte e coraggioso!” è ripetuto tre volte all’inizio del libro di Giosuè, per la conquista della terra promessa. E Dio sarà con te. Ora, prima che a qualcuno di voi scatti il parallelismo superficiale, banale e scorretto tra Giosuè e Netanyahu, con Calvino vi dico che l’aspetto materiale del racconto, cioè l’epopea della conquista della terra da parte del popolo di Israele, è appunto materiale, ma è figura. Figura del reale, che c’è e non si vede. Allora, Canaan è figura del regno di Dio, che è per noi in Cristo. Da noi, quattro sgangherati, la parola di Dio tira fuori la forza e il coraggio per farci avanzare vittoriosi verso il regno del Signore. Sii forte e coraggioso e vedrai il compimento della promessa di Dio. Sii molto forte e coraggioso, ascolta Dio e vivi secondo la sua legge. Sii forte e coraggioso, perché Dio è con te. E passerai il Giordano.

Mosè è morto. Alzati e attraversa il Giordano. Mosè è morto, cioè il ricordo vivo, l’esperienza personale dell’esodo dall’Egitto, della liberazione storica del popolo, della Pasqua del Signore era finita. Chi entra in Canaan non ha “fatto esperienza personale” dell’Esodo (e non sapeva che nei nostri tempi il “fare esperienza” avrebbe sciaguratamente sostituito la conoscenza), ma l’ha sentito raccontare dai padri; quindi entrano quelli che non hanno visto l’esodo, ma ne hanno sentito l’annuncio, come noi con la resurrezione di Cristo, cioè il centro della nostra fede… nessuno di noi c’era, nessuno di noi ha “fatto esperienza”. Abbiamo ricevuto una parola, inaudita, e vi abbiamo prestato ascolto e fiducia. Ecco, i testimoni diretti, oculari dell’uscita dall’Egitto non entrano in Canaan. Tutta quella generazione era morta nel deserto. Perché? Perché i più benedetti sono stati i più traditori.

Il vitello d’oro, che era un toro d’oro, inventato dai loro desideri e dalle loro paure… legittimi eh, il desiderio di benessere e la paura della fame, perché il vitello-torello rappresentava la fecondità delle mandrie e ancor prima la forza e la potenza sessuale, aveva rivelato che per Dio era stato più facile far uscire gli ebrei dall’Egitto che far uscire l’Egitto dagli ebrei, come dice un commento rabbinico. Perché adorare l’idolo è schiavitù. Adorare l’idea che ti accontenta, che ti appaga, che ti rassicura, che ti suade, è schiavitù. Adorare un pupazzo è schiavitù… noi non andiamo dietro alle statue, perché sono fabbricate dagli uomini, quindi ci sono sottoposte, e se ci inginocchiamo a quello che ci è sottoposto, rovesciamo l’ordine voluto da Dio e ci facciamo schiavi di qualcosa che abbiamo inventato noi, perché la statua di san Sebastiano non arriva dal cielo, l’ha fatta qualcuno che non era manco Michelangelo… Ma anche adorare il nostro benessere, il nostro status, il denaro, il prestigio e altre cose che abbiamo inventato noi umani, è idolatria e schiavitù. Gli idoli non stanno solo nelle nicchie delle chiese. La maggior parte degli idoli si rannicchiano nei cuori umani. E non c’è schiavitù peggiore dell’idolatria. Tu non vivi da libero, vivi da schiavo… schiavo del benessere, dello status, del denaro, del prestigio. La tua vita è in funzione di questi idoli – o di altri – che determinano la tua vita. Piccolo test: quando devi fare una scelta, danneggeresti qualcuno o qualcosa per averne un immediato vantaggio? Creeresti consapevolmente un problema che poi altri dovranno risolvere? Parleresti male di qualcuno per affermare che tu no, tu sei una brava persona?

Ecco qualche cartina di tornasole dell’idolatria, perché per Dio è stato più facile buttare gli idoli fuori dalle sue chiese evangeliche che dai cuori dei membri di chiesa, è stato più facile riformare la chiesa che riformare i membri di chiesa, protestanti compresi. Siccome l’idolatria conduce a una vita patetica (non c’è niente di più miserabile di un avaro o di un orgoglioso) e a una morte senza speranza (chi ti salverà? Il denaro, prodotto da uomini mortali?), la vita dei riscattati dall’Egitto – allo stesso tempo traditori – si conclude nel deserto. Ci vuole una generazione nuova per entrare nella terra della libertà, e chi è stato schiavo non può sperare di essere libero. Può sperare di essere liberato e può sperare che suo figlio sarà libero. Quanti ex schiavi delle piantagioni di cotone tornavano dall’antico padrone perché non avevano le coordinate per cavarsela, mentre prima il lavoro, una casetta e qualche spicciolo erano sicuri. Quanto ha messo il nostro paese a diventare libero? Noi siamo stati liberati il 25 aprile del 1945, non liberi… ancora quando ero bambino il Codice penale allora in vigore come chiamava il femminicidio? “Delitto d’onore!” ed era una circostanza attenuante! Abrogato quando io avevo 12 anni. Come fai a essere un paese libero se a 35 anni dalla fine della dittatura hai uno sconto di pena per femminicidio? Liberato, ma non ancora libero. Perché essere liberi è difficile, è difficilissimo, è fragile… e per la libertà noi combattiamo dentro di noi, i nemici della mia libertà sono tutti qui, nel mio cuore, e ci devo combattere per mia figlia, perché sia più libera di me. Perché dopo di me ci sia più libertà di quando c’ero io, più fede di quando c’ero io, più amore di quando c’ero io… e come nemmeno Mosè si porta i Dieci comandamenti nella tomba, così qui nessuno si porterà il Vangelo e la chiesa evangelica nella tomba, anche se in fondo l’idea potrebbe non dispiacere al suo ego!

Passare il Giordano per ricevere una terra promessa in una promessa più grande, perché storicamente il popolo di Israele non ha mai posseduto la terra dal Mediterraneo all’Eufrate. Una promessa reale, ma aperta, grande, più grande della Storia stessa, più grande dell’orizzonte e delle cognizioni geografiche che quel gruppo di persone aveva nella testa. Una promessa tanto grande per un popolo tanto piccolo. L’eredità del Signore, tanto concreta quanto molto più grande di quanto la speranza umana possa contenere. Un mondo per vivere liberi.

Ora, sappiamo quanto il possesso di una terra (e dei mari, per popoli non terricoli come l’Israele biblico) è condizione necessaria, anche se non sufficiente, di libertà di un popolo. E sappiamo anche quanto questo si sia prestato a terribili abusi… “Rule Britannia! Britannia rule the waves, Britons never shall be slaves – Domina, Britannia, domina le onde, i britannici non saranno mai schiavi” ma nel famoso inno patriottico inglese manca l’opinione degli irlandesi, degli indiani e di tutti i popoli assoggettati dall’Impero britannico. Ora al di là delle pur gravi contraddizioni storiche, c’è la parola del Signore Gesù Cristo: “Che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o rovina sé stesso? (Luca 9,25). Quindi, la libertà che guadagno attorno a me deve procedere di pari passo con la libertà che guadagno dentro di me. Quindi, è inutile vincere sull’avversario esterno se non vinco l’avversario che è dentro di me. Perciò sii forte e coraggioso, perché dobbiamo entrare, insieme, nel regno del Signore. Occorrono forza e coraggio per fuggire dal regno di sé stessi per entrare nel regno del Signore, per rinunciare al governo della propria vita, delle proprie speranze, dei propri progetti per affidarlo a Dio. Per trovare il fondamento della benedizione non in chi sono io e in che cosa faccio io, ma in chi me la dona. Per trovare la salvezza non perché il mio peccato sia leggero, comprensibile o trascurabile, ma perché è stato espiato dalla morte di Cristo affinché il mio peccato non sia giustificato, ma io, peccatore, sì.

Sii molto forte e coraggioso, (l’unica volta che Dio chiede a Giosuè di essere molto forte), per mettere in pratica la parola di Dio. Faccio solo tre esempi, tre frasi celebri della vita della chiesa confrontate con la sacra Scrittura.

“Si è sempre fatto così”… dice il Signore Gesù Cristo: “Avete udito che fu detto agli antichi… ma io vi dico…” (Matteo 5,21-22).

“Non voglio problemi, non voglio grane…” “Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete alla legge di Cristo” (Galati 6,2).

Infine, il sublime “Non si può” Atti 17,13, parlando degli Apostoli: “Costoro, che hanno messo sottosopra il mondo, sono venuti anche qui”. A Berea sapevano tutti che la predicazione evangelica metteva sottosopra il mondo, e tu mi dici: “Non si può?” Perché la nostra linea del fronte, interno, non è mai la possibilità, è sempre la volontà. Allora, l’invito ad essere molto forti e coraggiosi per mettere in pratica la parola di Dio si applica dentro di te. La nostra volontà vecchia, quella dell’Io al comando, deve arrendersi a Dio e farsi istruire da lui. La volontà di Dio prevalga sulla nostra, come diciamo nella preghiera “Sia fatta la tua volontà, in terra com’è fatta in cielo” e in terra ci siamo noi. La tua volontà sia fatta in noi, e allora riusciremo in tutte le nostre imprese, e allora prospereremo. Infine, sii forte e coraggioso, perché il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai. Il terzo motivo di forza e di coraggio: la presenza di Dio, la compagnia di Dio. Che cerchiamo e avvertiamo quando le nostre mani si fermano, perché riconosciamo che il problema che stiamo affrontando è troppo grande per noi. Pregano più i disperati che i realizzati, credono più i malati che i sani.

Allora, evitando il moralismo e lo sciacallaggio (Gesù non ha mai fatto predicozzi a chi lo invocava, del tipo “Vedi, adesso che stai male ti occupi di Dio…”), che cosa significa la presenza di Dio vicino a noi nel nostro cammino? Nella Bibbia, quando sei in movimento e Dio è con te, questo significa due cose: protezione e direzione. Il Signore è il mio pastore, quindi mi fa arrivare vivo al luogo che decide lui. Vivi siamo, anche se non scoppiamo di salute. La direzione, se non è quella decisa da lui, è quella sbagliata, e ci dà un colpetto con lo stesso bastone con cui ci salva la vita, e guai se non ce l’avesse. L’immagine dolce e romantica del pastorello biondo non è la realtà. Il pastore protegge e corregge, e lo stesso bastone che usa per il salutare colpetto quando sbagliamo strada, lo usa per rompere la testa al predatore e salvarci la vita. L’aiuto che invochiamo comprende, eccome comprende, anche la nostra correzione. E con questa promessa, con questa parola e con questa presenza passiamo il nostro Giordano, forti e coraggiosi, verso un regno più grande della nostra immaginazione e della nostra speranza, con una parola che ci insegna a vincere noi stessi per vivere liberi, con una presenza di Dio attenta, in tutti i sensi, alla nostra piccola vita.